Archivi per la categoria ‘Cucina’
Nuovo interesse verso i vini della Calabria, una passione che viene da molto lontano!!
In epoca romana i vini della Calabria non riuscirono a ripetere il successo avuto in epoca greca. I Romani infatti prediligevano i vini autoctoni quali il Frascati. Mentre il Medioevo ne conobbe il rilancio, esportati per terra e per mare in tutta Italia ed anche oltre. Successivamente però nuove difficoltà incontrò la regione nel valorizzare i propri vini e tutt’ora la viticultura calabrese raccoglie meno riconoscimenti di quanti meriterebbe.
Attualmente la maggior parte della produzione di vino è ad un livello decisamente artigianale, e difatti ogni contadino vinifica da sé con criteri del tutto primitivi ed empirici: ciò impedisce l’ottenimento di una medesima qualità di anno in anno, ed a ciò può attribuirsi in parte la mancata diffusione dei vini calabresi nel resto d’Italia. Si rileva così la necessità che molta produzione del vino calabrese debba uscire dallo stato artigianale sì da poter essere maggiormente apprezzata in Italia e all’Estero.
Il Cirò è uno dei pochi vini veramente industrializzati, il primo che ha chiesto ed ottenuto la denominazione d’origine controllata. Conosciuto ed apprezzato in tutto il mondo e’ entrato a far parte di ogni cantina che si rispetti e sulle tavole di ogni buon ristorante.
Per il resto sono poche le aziende che hanno la denominazione DOC, anche se tale dato è in notevole incremento, iniziando una controtendenza rispetto al mercato vitivinicolo regionale degli ultimi 30 anni, caratterizzato da una profonda crisi ed impoverimento generale, visto che la viticultura è sempre stata una voce importante dell’economia locale.
In particolare altre tipologie di vini calabresi stanno ricevendo il supporto di siti di commercio elettronico che nel corso del loro percorso aziendale hanno ricevuto rilevanti feedback positivi dall’utenza servita, dunque svolgendo azione di educazione al consumo e promozione di particolari referenze e tipologie.
Anche per ciò, forse, da qualche anno assistiamo ad una rinnovata ripresa produttiva, ispirata a nuovi criteri di qualità, un rinnovato entusiasmo nella produzione con un più attento lavoro in vigna e l’applicazione di nuove tecniche in cantina.
Nella zona della Piana di Sibari, ad esempio, si cerca di continuare una tradizione vitivinicola di spessore, visto che è proprio in tale area che si rilevarono le prime testimonianze di una imponente ed organizzata esportazione del vino. Questo partiva dal porto di Sibari, passava attraverso veri e propri enodotti, per essere caricato agevolmente sulle navi.
Nella menzionata zona, in particolare, si distingue anzitutto il vino Pollino doc, che vede la sua produzione all’interno del Parco Nazionale omonimo, in particolare nei comuni di Castrovillari, Civita, San Basile, Saracena, Cassano allo Ionio e Frascineto.
La produzione di questo fantastico nettare deriva da vitigni quali Gaglioppo almeno per il 60%, Greco nero, Malvasia bianca, Montonico bianco e Guarnaccia bianca per almeno il 20%, con possibile aggiunta di uve a bacca bianca per un massimo del 20%.Il suo colore è rosso rubino tenue o cerasuolo; un profumo piuttosto intenso e persistente, fruttato, con sentori di prugne e ribes;il suo sapore è secco, caldo, abbastanza morbido, giustamente tannico, sapido, di corpo, equilibrato; i suoi 12/13 gradi ne fanno un vino ottimo per accompagnare costolette di agnello, capretto al forno, carni bianche arrosto, salsiccia, coniglio al forno, prosciutti e formaggi calabresi, servendolo a temperatura ambiente di 16-18°C.
Della medesima tipologia Pollino si menziona anche il Rosso Superiore, che richiede un invecchiamento obbligatorio di due anni: viene dai più considerato e’ classificato vino superiore da pasto
Il Valle del Crati Igt è rosso, rosato, bianco, novello e passito, ottenuto da uve sangiovese, merlot, cabernet sauvignon, magliocco, sauvignon blanc, riesling e greco bianco. La gradazione alcolica minima è 11,5% e 11% per, rispettivamente, rosso e novello e 10,5% per bianco e rosato, e 15% per passito. La relativa zona di produzione segue il percorso del fiume Crati, fino alla sua foce nel mare Ionio. In genere i metodi di produzione prevedono una accurata selezione delle uve, fatte macerare e fermentare in vasche di acciaio, ben accompagnando il prodotto carni grasse e selvaggine (per le tipologie rosso/rosato), ovvero antipasti, formaggi freschi e piatti a base pesce.(la tipologia bianco).
E nella Piana di Sibari trova culla anche un altro vinello interessante, l’Igt Calabria, la cui produzione si caratterizza in tutta la regione, ma che in zona acquisisce un sapore ed una connotazione unica. Le tipologie rosso/rosato in genere provengono da vitigno magliocco canno, calabrese (nero d’Avola), greco nero; con vinificazione prevista nella modalità fermentazione sulle bucce, suggerendo l’accostamento a pietanze tipiche della regione, con il suo colore rosso intenso, il profumo caratterizzato da sentori di frutta, il suo sapore pronunciato e pieno. Con i suoi 12/13° si consiglia venga servito ad una temperatura di 17/18 gradi. La tipologia bianco proviene da malvasia bianca, greco bianco; con vinificazione prevista nella modalità fermentazione del mosto in bianco a temperatura controllata; si accompagna bene ad antipasti e secondi delicati, col suo colore giallo dorato, il suo profumo delicato e fruttato, il suo sapore asciutto ed armonico. Con i suoi 12/13° si consiglia sia servito ad una temperatura di 10/12 gradi.
Che tali presupposti e tale voglia di affermazione siano di buon auspicio per far conoscere oltre regione vini di buona qualità, rispettati e quasi venerati in loco, visto che non pochi sono i paesi e le contrade presso le quali la produzione vinicola è accompagnata da sagre e manifestazioni enogastronomiche di particolare importanza che si tengono già dal mese di novembre, sotto il proverbio che “per S. Martino ogni mosto è vino”. C’è solo da augurarsi che le giovani generazioni apprezzino e imparino ad amare maggiormente la terra, che in passato valeva molto se lavorata a vigneto, avvalendosi delle più moderne ed evolute tecniche di produzione.
Luoghi di produzione e caratteristiche del vino Chianti
Nominare certi luoghi fa pensare istintivamente alle attività che in essi si svolgono o alle caratteristiche e ai prodotti per i quali sono conosciuti. Tanto per fare un esempio, così come nominare Cinecittà fa venire subito in mente le produzioni cinematografiche, gli attori ed i registi, oppure Las Vegas fa immaginare luci, colori, giochi e divertimento, nominare il Chianti fa immediatamente pensare ai vini, ai vigneti e ai pregiati nettari che si producono in questa generosa terra dall’antica tradizione vitivinicola.
Chiunque sia passato da questa incantevole zona, abbia alloggiato in un albergo del Chianti oppure abbia comunque assaggiato o degustato un vino chiantigiano, può testimoniare come eccellente ne sia la qualità e intenso e appagante il sapore che ne deriva al palato esultante di tanta bontà. I vini prodotti in questa zona della Toscana sono davvero molti e tra i migliori vini del Chianti è d’obbligo citare le produzioni di:
-
Chianti Classico,
-
Superiore,
-
Colli Senesi,
-
Colli Fiorentini,
-
Colli Aretini,
-
Colline Pisane,
-
Rufina,
-
Montespertoli,
- Montalbano
I vini sopraccitati se possono distinguersi per colore, odore e sapore, devono comunque rispondere a delle caratteristiche organolettiche e a dei parametri ben precisi, indispensabili per disciplinarne qualità e produzione. Alcuni di questi parametri sono l’età minima del vigneto dal quale sono ricavati, l’estratto secco minimo e il titolo alcolometrico minimo che di norma oscilla tra l’11,5 ed il 12 % fino ad arrivare alla titolazione del 12,5 % per alcune produzioni riserva che vengono ottenute con l’invecchiamento del vino per alcuni anni. Per quanto riguarda il vitigno utilizzato per la produzione dei vini del Chianti, a farla da padrone è il vitigno Sangiovese che è di gran lunga il vitigno più comune in Toscana al quale vengono associati altri vitigni come il Canaiolo, il Trebbiano e la Malvasia. Per alcuni vini le uve dei vitigni Sangiovese arrivano ad essere utilizzate anche per il 75, 80 % mentre le uve di altri vitigni vengono utilizzate in misura minore per conferire alcune caratteristiche precise come per esempio il Canaiolo che conferisce una caratteristica morbidezza.
Prendendoci una licenza letteraria potremmo sostenere che il vino Chianti è un vino che “ha del carisma”, talmente evidente, trasversale e universale è la sua fama e la ricerca che ne viene fatta da appassionati di tutto il mondo, ma anche da persone che amano fare turismo enogastronomico o adorano concedersi il gusto di un calice profumato della migliore natura italiana. Gli addetti alla ristorazione, le enoteche, gli hotel in Toscana, e qualunque altro esercizio preposto alla ricezione turistica, conoscono bene il valore di questa bevanda e ne fanno tesoro presentando delle carte dei vini dove il Chianti non solo non manca mai, ma ha anche un logico posto in prima fila.
Se sappiamo accontentarci di quello che abbiamo intorno come la natura con i suoi incantevoli paesaggi e i suoi squisiti prodotti, i piaceri della vita sono vari e molteplici e l’assaggio e la degustazione di un buon bicchiere di Chianti rientra di diritto tra questi.
Passione, tradizione e naturalezza: i segreti della bontà dei fichi secchi calabresi.
In Calabria, in particolare, il frutto viene raccolto e trattato con i guanti bianchi, sì da farne delle specialità esclusive, proposte in rete con il sistema del commercio elettronico da portali di prodotti tipici calabresi, giusto per garantire il vero prodotto indigeno di quelle terre; qui i fichi vengono, infatti, raccolti al giusto punto di maturazione, allorquando il caldo sole del mese di agosto ha compiuto per benino il proprio compito; in particolare, si scelgono quelli dalla buccia opaca e polpa morbida, dunque più tenera e dolce, e staccandoli dall’albero con il relativo peduncolo.
Concluso l’iter dell’essicazione naturale, in Calabria il prodotto lo si conserva e gusta così, naturalmente, secondo antica tradizione che si tramanda da padre in figlio, per ricordare oggi sapori nati in luoghi incantati. La testimonianza della prelibatezza dei fichi secchi calabresi è nota dai tempi di Giovanni Pascoli, che quando insegnava a Messina non perdeva occasione di fare un salto in Calabria per assaggiare quelle prelibatezze; nondimeno, innamorato così tanto dal prodotto e preso dalle tentazioni della gola, nelle sue lettere si raccomandava con un collega della regione di spedirgliene molte, visto che ne andava così goloso da non poterne praticamente più far a meno.
Oppure riproponendo la ricetta magica dei fichi a crocette (i fichi “chini”), ove la filosofia seguita è quella della naturalezza assoluta, che si porta avanti negli anni secondo antica tradizione contadina, fatta di un mondo dalle regole semplici ma dal gusto genuino, povera di ingredienti per necessità ma nel contempo ricca di sapori. Quattro fichi uniti tra di loro a forma di croce, in mezzo due noci intinte nel miele di fico, il tutto poi cotto al forno.
E la voglia di sperimentare soluzioni sempre nuove, utilizzando al meglio questo fantastico frutto, ha portato a proporre poi versioni diverse di prodotto: come i fichi al cioccolato, offerte nelle diverse versioni bianco / nero, utilizzando solo ed esclusivamente puro cioccolato (..non quello da copertura, per intenderci!!), come questa delizia del palato giustamente merita.
…e perchè il liquore di liquirizia non proviamo a farlo in casa, secondo ricetta tassativamente calabrese??
Il liquore di liquirizia calabrese, classico ed esclusivo liquore della gastronomia regionale, è ormai una chicca facilmente reperibile nella distribuzione commerciale, o presso boutique del gusto che propongono prodotti tipici calabresi.
Ma chi è un attimino più “aduso” alle preparazioni fatte in casa, può eventualmente sperimentare il fai da te, ricorrendo ad acquistare la polvere di liquirizia, “tassativamente quella calabrese”, presso i siti di e.commerce di prodotti tipici che nelle loro vetrine virtuali propongono anche questa referenza.
La liquirizia è una pianta erbacea che cresce in modo spontaneo nei terreni argillosi del meridione d’Italia. Riconosciutale dalla antichità numerose proprietà benefiche, dalle relative radici si ricava la sostanza che è stata sapientemente trasformata in rinomate caramelline, dalle forme più variegate ed, all’occorrenza, aromatizzate in vario modo.
Il puro succo di liquirizia calabrese in polvere è una delle migliori per gli usi gastronomici in generale, come afferma peraltro anche l’autorevole Enciclopedia Britannica argomentando sulla materia prima – la migliore qualità di liquirizia “is made in Calabria”; essa proviene dalle medesime aziende che producono le confetterie derivate da questa fantastica ed esclusiva radice, mosse da uno dei principi essenziali del nostro sud secondo il quale, anche dalla liquirizia, “non si butta via nulla”.
Preparare il liquore fatto in casa con la polvere di liquirizia, oltre che connotarlo con un sapore unico ed inequivocabile, ne fa un dopo-pasto digestivo esclusivo, da gustare all’occorrenza anche freddo: una originalità che indubbiamente stupirà i vostri ospiti a tavola.
Ed eccovi la relativa ricetta:
Liquore alla liquirizia artigianale.
Ingredienti:200 gr di liquirizia in polvere, 1,5 litri di acqua, 1,2 kg di zucchero raffinato, 1 litro di alcool a 95°.
Preparazione: scaldare l’acqua portandola quasi alla ebollizione, sciogliere prima lo zucchero e poi la polvere di liquirizia facendola cadere a pioggia poca per volta con un cucchiaino da caffè e girando in continuazione con un cucchiaio o un mestolo. Finita la polvere spengere il fuoco e far raffreddare lo sciroppo fino a temperatura ambiente sempre mescolando. A questo punto unire l’alcool girando con il mestolo per amalgamare bene sciroppo e alcool, finito ciò imbottigliare.
Fare lo sciroppo in una pentola che abbia una capienza di circa 5 litri e che sia fatta con materiale con poca aderenza, che non faccia attaccare il contenuto nella cottura, (l’alluminio va benissimo). Una volta imbottigliato il liquore di tanto in tanto scuotere le bottiglie, per far si che eventuali grumi di liquirizia in formazione specialmente sul fondo si sciolgano prima di solidificarsi troppo. E’ buono anche subito, ma dopo un mese o due,l’alcool e lo zucchero si saranno amalgamati a dovere.
Le quantità dei componenti detti sopra possono essere variate a seconda dei gusti personali.
Ovvio che la originale polvere di liquirizia può avere diversi usi eccezionali in cucina, per i quali ve ne suggeriamo altri, sciccosi ed unici.
Gelato alla liquirizia.
Ingredienti: polvere di liquirizia 100 g, latte 300 g, zucchero 150 g, panna 350g.
Preparazione: mettete in una casseruola il latte con lo zucchero e la liquerizia. Fate scaldare a fiamma bassa mescolando spesso ma senza mai far bollire fino allo scioglimento della liquerizia. Fate poi raffreddare e incorporate la panna montata. Versate nella gelatiera per circa una mezz’ora.
Spuma di liquirizia in salsa di anice.
Ingredienti per 4 persone: 150g di panna liquida di prima qualità, 250g di latte fresco, 20g di liquirizia in polvere, 4 uova, 2 fogli di colla di pesce, 3g di semi di anice, 50g di zucchero. 2 cucchiaio di maizena.
Preparazione: sbattere le uova con lo zucchero, aggiungere la liquirizia, il latte caldo e la panna , cuocere a bagnomaria incorporando la colla di pesce dopo averla ammorbidita nellacqua fredda. Raffreddare ed aggiungere la panna montata, incorporandola.
Per la salsa: bollire 100g di latte con i semi di anice, far raffreddare ed aggiungere la maizena. Addensare sul fuoco, nappare i piatti con la salsa e con l’aiuto di uno scavino formare delle palline di spuma, cospargere di polvere di liquirizia e servire.

